15 novembre (III)

Ho voluto Torino fortissimamente; con i suoi libri in ogni angolo di strada e le sue principesse spagnole che da casa si erano portate il cioccolato; la compostezza degli abitanti e il passaggio di Annibale dalle Alpi. Forte identità culturale e apertura al mondo, l’abbraccio a incastro perfetto. E così il 15 novembre ero lì, a Torino, una città in cui non conoscevo nessuno, dove avevo scelto di andare a vivere spinta dalla burrasca che continuava a infuriare.

Avevo portato con me l’idea di una Scuola nata dall’università in cui nel 1492  fu scritta la prima grammatica di una lingua romanza; la prima grammatica pensata per uno studente straniero; la grammatica che quello stesso anno Cristoforo Colombo, con non poche perplessità, aveva imbarcato con sé nel viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo. Il prof che l’aveva compilata si chiamava Elio Antonio de Nebrija, e da quella sua intuizione rivoluzionaria – non esiste conquista che non sia linguistica- oggi lo spagnolo è diventato patrimonio comune a 600 milioni di persone. Le aule del professor Nebrija erano le stesse che, nel corso di otto secoli di storia, hanno accolto una sbalorditiva concentrazione di talenti, insegnanti o alunni che fossero: Fray Luis de León e Miguel de Unamuno; Francisco de Vitoria e Calderón de la Barca; San Giovanni della Croce e Monsignor De Las Casas; Luis de Góngora e Francisco de Rojas, ma anche Adolfo Suárez e Francisco Tomás y Valiente, solo per citarne alcuni. E le donne: Beatriz Galindo, “La latina”; Lucia de Medrano; María de Maetzu o Carmen Martín Gaite…

Avevo tra le mani, la sera del 15 novembre del 2016, una briciola di questa straordinaria storia; ma non ero lì, davanti a così tante persone, in una città nuova, per raccontarla. Ero lì per raccontarne una di molto molto comune: la mia. E non la mia storia in generale, ma soltanto una parte: quella iniziata una mattina di pochi mesi prima, quando mi si era seduta sul letto una brava e franca dottoressa del reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale delle Molinette per dirmi “abbiamo i risultati: è un tumoraccio, signora”. (continua)

(due giorni fa è uscita per Einaudi questa bellissima raccolta di “Racconti parigini”, curata da Corrado Augias; io ho tradotto quelli di Victor Hugo, Ponson du Terrail ed Eugène Sue. mentre traducevo, per la prima volta dopo molto tempo ho sentito di aver a disposizione più ore di vita che parole; ho capito anche che i grandi amori, seppur sopiti, conservano intatta l’energia primaria che li scatena; infine, tradurre per Einaudi è un po’ come ottenere il patentino di torinesità)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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2 risposte a 15 novembre (III)

  1. Elias Leni ha detto:

    Ho letto poco fa le tre puntate del tuo 15 novembre e ho provato una istintiva empatia per te, prima di tutto come essere umano, e poi ho ammirato l’assenza di qualsiasi retorica nei brevi cenni alle tue tempeste.
    E ora che sento di doverti e volerti scrivere qualcosa che abbia almeno un barlume di senso mi rendo conto di non avere quasi nessuna parola che non appaia superficiale, se non addirittura falsa, ma ne esistono poi di simili parole?
    Ci vorrebbe uno bravo e io ho più pratica con i ciocchi di larice che con le frasi. E allora ho pensato che almeno desidero farti un piccolo regalo, pur esso composto di parole, di inchiostro e carta, un oggetto reale da toccare, insomma un libro, che non ti chiedo certo di leggere, lo farai se ci sarà l’occasione, oppure no, perché lo so che hai il palato fino abituato ai libri buoni e questo è a malapena solo un libro senza aggettivi, ma è un oggetto tangibile e spero che posandolo su un tavolo, tra il legno del tavolo e le tue dita, per un momento possa avere la certezza che esistono davvero stati d’animo come la comprensione, la condivisione, ed in fondo la compassione per la nostra comune condizione di esseri soggetti alle tempeste ma anche tenacemente protesi con la faccia controvento.
    Ti spedirò il libro a Torino, alla scuola, l’indirizzo lo cercherò sul sito, spero che le Poste funzionino ancora e ti auguro davvero tante buone cose.
    Elias

    • monicarbedana ha detto:

      Grazie Elias, di cuore. Queste pagine sono fatte soltanto di appunti, di canovacci che spesso servono a tutt’altra cosa che alla scrittura. Mi sembra troppo che tu mi voglia spedire un libro solo per questo, non privartene, davvero. Grazie ancora.

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