La notte buona

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Ho rivelato le invidie, le gelosie.
Ho confessato l’ossessione.
Ammesso l’intolleranza.
E l’incapacità di fare altro.

A tradurre non si può insegnare; per questo ho pensato che l’unico modo di trasmettere quel poco che si pensa di aver capito della traduzione era sedersi tutti allo stesso tavolo e sporcarsi le mani sullo stesso testo, insieme. E raccontare come si vive.

Quindi.

Ho descritto l’istante di invidia furibonda che mi prende quando scopro che stai leggendo un libro che non conosco, che non ho letto, che non ho ancora letto. Ho ammesso che nessun altro oggetto, vantaggio, comodità, privilegio mi è mai importato quanto la carta che si impila sul tuo comodino; e non è vero che gli anni passano e la passione scema: scema sarei io se smettessi di incollarti il fiato sul collo, tra le pagine. Di conseguenza, ho dovuto confessare che perfino l’amore è inconcepibile, per me, se non radica in un’assoluta e maniacale comunione intellettuale.

Ho raccontato il miracolo di avere più parole che oggetti da nominare, quando parlo in una lingua che racchiude ventitrè culture. Ho rivelato il terrore quotidiano di perdere il mio modestissimo tesoro, che ho impiegato una vita intera ad accumulare; ma due, cinque, ottantasette vite non sarebbero comunque sufficienti a darmi la sensazione di aver raggiunto la terraferma.

Ho ammesso il dolore quasi fisico che spesso mi provoca il non saper dire, quando uso l’italiano. Ho detto che non saprei vivere in altro modo e che, se questo modo esiste, di certo è noiosissimo.

Tutto il resto di “(Ri)tradurre i classici”, il primo seminario di traduzione letteraria della Scuola di spagnolo dell’Università di Salamanca a Torino si può leggere nella foto di gruppo che apre questo post. Alla seconda edizione, prevista per l’autunno, stiamo già lavorando. Le ossessioni vanno coltivate senza sosta.

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Grazie, col cuore in mano, a Carlo Alberto Montalto ed Elisa Pantaleo per l’amore, la scommessa, il senso della professione, il gioco. E la fatica bestiale.

E ora, a fare falò degli inutili e dell’inutile, che è la notte buona, è san Giovanni.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola dell'Università di Salamanca a Torino. Da Salamanca vengo e, prima ancora, da Padova.
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