Juana Calamidad

Giornate di carta.
Carta che si impila, in fianco al divano, sui davanzali delle finestre, sotto i termosifoni finalmente spenti.
Carta appallottolata tra le mani e gettata via.
Carta scritta, quaderni e quaderni, sono mesi che i fogli non mi bastano mai.
Carta macchiata, di latte e caffè, di briciole di biscotto, di un’insonnia color petrolio, di fretta e di foga, oppure di vuoti sonori, di cancellature, di attese.
Carta che basta uno striscio e ti fende il cuore.
E poi, un martedì che sembra domenica, su un foglio bianco come occhi spalancati, carta così.

Grazie a “The Catcher”. Corazones. <3.

E grazie al Salone del Libro, che oggi mi ha regalato questa foto di Calamity Jane (¡Juana Calamidad!) come se avesse saputo che questa sono proprio io, che imbraccio il fucile nella trincea delle Molinette, domani.
(nel mese del compleanno di chi mi ha insegnato a sparare.)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola dell'Università di Salamanca a Torino. Da Salamanca vengo e, prima ancora, da Padova.
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