Bigamia

Bigamia

Dalla mia prima moglie
ho imparato
che anche quando la casa sta andando a fuoco
si deve camminare adagio.
Dalla seconda moglie
ho imparato
che è una schiavitù
tenere le piante in casa.
Dalla prima,
che la fiducia è un misto
di ingenuità e pigrizia.
Dalla seconda,
che il sospetto ficcanasa sotto i letti,
tira somme oniriche
e ricuce perfino certe carte strappate,
per un niente.
Ho anche imparato
dalla mia seconda moglie
che l’amore è reale come uno sgabello
e che ai miei occhi piacciono
quasi tutte le donne.
La prima mi ha insegnato
che la verità è fragile e semplice,
e la seconda,
che per quanto grandi siano le menzogne
nessuna è inconcepibile.
Dalla prima ho imparato
a non lavare le uova;
dalla seconda,
a lavare le arance.
Con la prima ho capito
che non tutti i silenzi sono uguali,
e la seconda mi ha detto
che al voler essere modesti
si adatta il coraggio di essere sinceri.
A parlare bene l’italiano
mi ha insegnato la prima;
con la seconda ho capito
che i soldi non vanno schifati.
Con la prima ho amato
l’incanto delle montagne;
con la seconda,
l’intermittente richiamo del mare.
Della mia prima moglie ho apprezzato
il dorato tepore dell’ordinarietà;
della seconda ho temuto
il gelido calcolo dell’intelligenza.
Dall’una ho imparato
il dolore del mio tradimento;
dall’altra
il dolore di essere tradito.
Con la prima ho calibrato la mia durezza;
con la seconda, la mia fragilità,
e grazie a entrambe ho capito
che mi piego facilmente
e difficilmente mi spezzo.
Con la prima ho conosciuto
la fragranza guasta della colpa
e il lezzo del pentimento;
con l’altra
il brumoso vapore dell’inganno
e l’infallibile fiuto della gelosia morbosa.
Da loro due ho capito quanti passi
intercorrono tra il canto, l’incanto e il disincanto.
Con la prima ho imparato
a riempire d’aria la mia vanità;
con la seconda,
a sgonfiarla con uno spillo.
La prima mi ha svelato
la durata del rancore,
e la seconda
fin dove sale la collera.
Con la prima ho provato
il peso della solitudine;
con la seconda,
l’impossibilità di rimanere solo.
Nella prima ho scorto
la purezza del cuore,
e nella seconda
l’oscurità dell’anima.
Una cosa ancora ho imparato
dalla mia prima moglie:
che è possibile partorire senza dolore,
guadagnarsi il pane senza sudare troppo
e amare i figli
senza temere che muoiano.
Con la seconda ho capito
che il sesso è esaltante
e che al tedio del talamo
nessun cambio rimedia.
Dalla prima ho imparato
i piaceri della lentezza;
dalla seconda,
l’esaltazione della vertigine.
Dalle mie due mogli
ho imparato
che si può voler bene a una donna
e amarne un’altra senza aver paura della bigamia.
Da entrambe ho imparato
che il matrimonio non è eterno
ma che in qualche modo
dura
tutta la vita.

Héctor Abad Faciolince, da “Testamento involuntario”.

Stare insieme è quell’attimo in cui esce il sole e asciuga l’umidità dalle ossa. È la mia tastiera col software spagnolo, che quando in italiano scrivo “sesso” riproduce, giustamente, “seso” (non conosco sesso che non sgorghi dalla testa). È quel bisogno di definizione che mi prende quando, dopo lunghissimi mesi, il tempo è di nuovo mio ma potrebbe essere nostro (quattro possessivi in tre righe).
Ho impiegato due anni a decidermi su questa traduzione. Soltanto adesso so come difenderla verso per verso. Perverso.
Tradurre è, in questo caso, nostalgia.

L’originale, qui:

Bigamia

De mi primera esposa
aprendí
que aunque la casa se esté incendiando
hay que caminar despacio.
De mi segunda esposa
aprendí
que es una esclavitud
tener matas en la casa.
De la primera,
que la confianza es una mezcla
de ingenuidad y pereza.
De la segunda,
que la sospecha husmea por debajo de las camas,
ata cabos de sueños
y hasta remienda los papeles rasgados,
para nada.
Aprendí también
de mi segunda esposa
que el amor es real como un taburete
y que a mis ojos les gustan
casi todas las mujeres.
La primera me enseñó
que la verdad es frágil y sencilla,
y la segunda,
que por grandes que sean las mentiras
ninguna es increíble.
De la primera aprendí
a no lavar los huevos;
de la segunda,
a lavar las naranjas.
Por la primera supe
que no todos los silencios son iguales,
y la segunda me dijo
que para ser modestos
nos conviene el valor de ser sinceros.
A hablar bien italiano
me enseñó la primera;
con la segunda supe
que el dinero no debe despreciarse.
Con la primera gocé
la ensoñación de las montañas;
con la segunda,
el llamado del mar intermitente.
En mi primera esposa aprecié
la dorada tibieza de la medianía;
en la segunda temí
el gélido cálculo de la inteligencia.
Aprendí de la una
el dolor de mi traición;
de la otra,
el dolor de ser traicionado.
Con la primera calibré mi dureza;
con la segunda, mi fragilidad,
y gracias a las dos supe
que me doblo fácilmente
y difícilmente me quiebro.
Con la primera conocí
el rancio aroma de la culpa
y el mal olor del arrepentimiento;
con la otra,
el neblinoso vaho del engaño
y el fino olfato de los celos enfermos.
Por ambas supe los pasos
que van del canto al encanto al desencanto.
Con la primera aprendí
a llenar de aire mi vanidad;
con la segunda,
a desinflarla con un alfiler.
La primera me enseñó
la duración del rencor,
y la segunda,
las cumbres de la ira.
Con la primera sentí
el peso de la soledad;
con la segunda,
la imposibilidad de estar solo.
En la primera vi
la limpieza del corazón,
y en la segunda,
la oscuridad del alma.
Otra cosa aprendí
de mi primera esposa:
que es posible parir sin dolor,
ganar el pan sin sudar demasiado
y querer a los hijos
sin miedo a que se mueran.
Por la segunda supe
que el sexo es exaltante
y que el tedio del tálamo
no lo remedia ningún cambio.
De la primera aprendí
los placeres de la lentitud;
de la segunda,
la exaltación del vértigo.
De mis dos esposas
aprendí
que se puede querer a una mujer
y amar a otra
sin sufrir el pavor de la bigamia.
De las dos aprendí
que el matrimonio no es eterno,
pero que de algún modo
dura
para toda la vida.

L’incanto di una primavera ancora pallida nella città abbracciata dalle montagne.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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