Le abitudini

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Si è posato anche il venerdì sera, sulla stanchezza fitta dei miei muscoli raggomitolati. Vorrei poterli dipanare dentro la vasca di acqua bollente di quel bagno piastrellato di rosa, nella casa con l’orto.
Delle persone che amiamo, in loro assenza, ci rimangono le abitudini; confortano molto più degli oggetti e non si consumano finche c’è memoria. E così ceno pane vecchio, burro e marmellata, come faceva il nonno quando aveva lo stomaco languido e i pensieri grevi, mentre attendo che il buio nasconda tutto ciò che in questi giorni è stato di troppo, e riveli la luna.

“Ci sono riuscito stanotte a vederti, prima che ti coprissero le nuvole. Sarà un giorno da uscire per strada armati di morbide lane, sentirne il tepore sul viso”.*

Nel Dubai ho un’amica friulana che quando sentiamo molte mancanze e ci vorrebbe un sorriso, una voce, un abbraccio stretto, va in un centro commerciale e ordina un caffè lungo col mio nome, anziché con il suo. Le persone che amiamo, che amiamo tantissimo, e le loro abitudini.

*Severino Cesari, “Con molta cura”, Rizzoli. Se non l’avete letto, fatelo. Del 2017 rimangono due libri soltanto, il suo e “Patria”, di Fernando Aramburu.

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Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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