Regali

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La mongolfiera dei desideri, dal ponte sulla Dora

Ho ricevuto dei regali di Natale dagli alunni. Inattesi, mi hanno un po’ scombussolata. Vengo da una famiglia poco incline ai regali nelle feste comandate, i compleanni, i Natali, gli anniversari. Ho avuto un padre, un marito (il marito ce l’ho ancora, in un certo senso), ho una madre attenti più alle reali necessità nell’arco dell’anno che al fare bella figura solo in certe occasioni di facciata.
E così questi regali improvvisi non so riceverli, perché penso che dentro ai pacchetti ci sia ciò di cui, in qualche modo, ho dimostrato di aver desiderio, qualcosa che mi possa far piacere o rendere felice. Il regalo sono io così come mi hanno interpretata i miei studenti, oltretutto in una lingua a loro straniera e in un ambito reale ma al tempo stesso parziale e artificiale com’è quello della scuola. I loro doni sono, in un certo senso, la misura del mio essermi fatta intimamente capire. Li apro con timore, mi vien sempre da dire “non dovevi disturbarti”, ma non dovevi proprio, perché non voglio sapere cosa pensi di me e men che meno in questo periodo dell’anno, quando i giochi si chiudono e le somme si traggono.

È arrivato un panettone artigianale con le pepite al cioccolato; poteva contenere pezzi di frutta e non avrei potuto mangiarlo, perché sono allergica a tutta la frutta fresca, anche trasformata. Ma chi l’ha comprato deve aver pensato che se una dedica un seminario intero alla storia del cioccolato un motivo ci sarà.

È arrivata una zuccheriera, insieme a una lattiera. Tra le motivazioni c’era scritto “sei una a cui piace ogni cosa al suo posto, e a un oggetto corrisponde una parola specifica, una funzione”. E anche qui ci hanno preso. Ordine, soprattutto.

Poi è arrivata una bottiglia di malvasia. “È per le ciucche, lasciati andare”, diceva il bigliettino. “Grazie, chissà che buono, sono astemia”, ho balbettato stupidamente, evidenziando che solo quando mi preparo molto riesco a governare me stessa e ciò che dipende da me. Che nell’improvvisazione non ho speranza di sopravvivere. Oggi ho aperto il vino e ho scoperto che qui la malvasia è rossa, mentre in Spagna è di uva bianca o, al massimo, un po’ abbrustolita. È rossa come la vergogna che provo se qualcuno riesce a indovinarmi i desideri.

(ho ricevuto altri regali, questa settimana; due sono condivisibili. il primo, l’articolo del grande Enric González sull’ultimo “Venerdì” di Repubblica, dove fa il punto sulla situazione catalana con il suo occhio lucido e il suo cuore spezzato. se volete provare a capire come ci si senta, affidatevi a lui. il secondo regalo è arrivato dalla Colombia e lo leggerete sul prossimo numero di Left. è una delle storie più generose che conosco ed è una storia che, in Italia, deve ritrovare il posto che le spetta.

ho lasciato passare ottobre e novembre senza comprare l’agenda dell’anno nuovo, che è l’unico regalo che mi faccio a natale; scelgo il colore con largo anticipo, il modello è sempre lo stesso. è un po’ come se ancora non credessi che il prossimo anno esiste. un anno ieri, Patrizia, Laura, Giuliana e Sara, ai piedi del letto, hanno spetto la macchina, tolto l’ago, e via)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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