Amarsi e fare il bagno e bere ed entrare da un parrucchiere

Julio Cortázar e Carol Dunlop quando, insieme, erano autonauti della cosmopista

Julio Cortázar e Carol Dunlop e la roulotte quando, insieme, erano autonauti della cosmopista

C’è questa pioggia d’agosto che finalmente rinfresca il bosco. E l’odore di cane bagnato della città, e quello greve della cera d’api appena spalmata sul tavolo. La pulizia profonda, il rito ogni volta che inizia un nuovo viaggio, che sia di chilometri all’ora o alla velocità con cui viaggia il pensiero.

Ci sono Julio e Carol, quasi un anno dopo, sull’auto che si allontana da Torino tra le onde di una tazza di brodo bollente e supera ogni frontiera. La mano di lui, quando in strada si spengono i lampioni, cerca il lenzuolo che copra quelle spalle nude prima che lei senta freddo.

Certi viaggi si fanno sul filo della carezza di ogni parola spezzata tra due come un’ostia consacrata, scritta, detta, taciuta, trascinata su una tastiera, spremuta nell’inchiostro della stilografica. Si torna stanchi e sporchi, con l’odore di benzina sulle mani e, sulla lingua, quello dei caffè di strada; con l’orlo dei pantaloni sudicio dei pavimenti sempre bagnati dei bagni di autogrill; con voglia di continuare ad accelerare ma anche di inerzia, di pulizia e di nuovi fogli in bianco su cui posare il capo.
Dovevo un omaggio a quest’uomo di settembre e a una delle coppie letterarie più belle di sempre. E a una traduttrice, Flaviarosa Nicoletti Rossini, ancora insuperata.

Julio Cortázar, “L’autostrada del sud”, da “Tutti i fuochi il fuoco”, Einaudi.
Questo libro, mi sono accorta con sorpresa, l’ho comprato a Padova un pomeriggio di gennaio dell’anno scorso. Come se fosse inconcepibile, ormai, comprare libri in altri luoghi che non siano Torino (o Salamanca. O Madrid).

“404 cercò la mano di Dauphine, sfiorò appena la punta delle sue dita, vide sulla sua faccia un sorriso d’incredula speranza e pensò che sarebbero arrivati a Parigi e che avrebbero fatto il bagno, che sarebbero andati insieme in qualche posto, a casa sua o in quella di lei a fare un bagno, a mangiare, a fare il bagno interminabilmente e a mangiare e a bere, e che poi ci sarebbero stati mobili , una camera da letto con mobili e una stanza da bagno con schiuma da barba per farsi davvero la barba, e gabinetti, pranzi e gabinetti e lenzuola, Parigi era un gabinetto e due lenzuola e l’acqua calda sul petto e sulle gambe, e una forbice per le unghie e vino bianco,  avrebbero bevuto vino bianco prima di baciarsi e sentire che profumavano di lavanda e di colonia, prima di conoscersi davvero in piena luce, fra lenzuola pulite, e tornare a fare il bagno per gioco, amarsi e fare il bagno e bere ed entrare da un parrucchiere, entrare in un bagno, carezzare le lenzuola e carezzarsi fra le lenzuola e amarsi fra la schiuma e la lavanda e gli spazzolini per i denti, prima di cominciare a pensare a che cosa avrebbero fatto”.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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