I Giri che una ha fatto

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Volevi vedere com’è Torino l’ultimo giorno del Giro.
Ha questo cielo mogio e i torinesi li distingui subito tra la folla, perché noi migranti, i turisti e gli stranieri in generale siamo sudati e sbracciati come a luglio, mentre loro ad ogni sberleffo di nuvola si muniscono di sciarpa e piumino.

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In un angolo di piazza Vittorio c’è questo catafalco con la scritta “closing party” e mi fa venire in mente l’enorme terrazza di mia suocera da cui un anno vedemmo Cipollini spaccarsi tutti i denti e varie ossa, una delle volte che Salamanca fu tappa della Vuelta. E mi viene in mente anche che io in realtà questo Nibali non lo conosco proprio, ma so benissimo dove vive Pedro Delgado vicino a Segovia e lungo quale tratto della strada per Béjar potevi incrociare Cubino mentre si allenava e che una volta, al nord, col permesso di mio marito e di sua moglie, ho baciato Indurain (mai ribaciato, poi, in vita mia, un uomo così alto). Insomma, che come sempre sono sfasata e persa, più di quel gruppetto di hinchas del Real Madrid che andavano verso Porta Palazzo anziché verso Porta Nuova, e non so mica se arriveranno in tempo per questa finale, a San Siro (tanto sarà cosa spagnola anche la prossima, ci scommetto da subito, quindi possono prendersela con calma).

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Ho fatto fatica a scendere oltre il ponte per farmi il solito marocchino (un’amica mi ha chiesto “in che senso”. Schiuma di latte, caffè, cioccolato, polvere di cacao). Troppa gente. E a me lo stare insieme piace, ma pochi per volta (infatti le mignon del marocchino sono solo tre. In questo senso godereccio qua).

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E quando la guardo da questo lato del ponte, Torino è sempre un po’ Parigi, un po’ Pont Neuf, e quella punta lì a destra non sai se è Antonelli o Eiffel.
E comunque, mamma, l’unico grande ciclista italiano che ho conosciuto e supera qualsiasi altro nella Storia è il nonno Resio, e avrei voluto vedere con che stile prendeva le curve del parco del Valentino con me seduta dentro il cestino per la spesa, insieme alla spesa. Campionissimo.

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(Sorpresona. Il nonno a sinistra, lo zio Bruno a destra e la bambina seduta sul manubrio immagino sia tua cugina Gabriella. Il nonno, che figo.
Nessuna sorpresa invece che, sul retro, la nonna abbia scritto “Resio Belluco, mio immenso amore” – me ne sono accorta solo quando ho sollevato il coperchio dello scanner. Non so se riuscirò a concentrarmi su altro, stasera. Ho circa tre miliardi di giri di magone addosso)
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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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