Limiti

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Il mio POIEIN è pieno di scomparti, soprattutto in questi giorni. In uno infilo le tante liste che compongo (non bastano mai le righe dei fogli). Oggi, lungo il corridoio di quella banca che presta liquidi a fondo perduto ne ho iniziata una delle parole spagnole che più mi piacciono.

Esperar è la prima di tutte, perché vuol dire sia attendere che sperare, in perfetta equità semantica.

In italiano ci vuole una frase intera per rendere questo verbo, aspetta e spera. Mi fa ribollire dentro, perché le si nota subito che la speranza è mozzicone e l’attesa disutile. Come il limite che stamattina ho visto intarsiato per terra, a pretenzioso mosaico: né atrium peristylium, barriera.

Al tramonto è suonato il telefono, uno dei più grandi limiti dell’umanità, secondo me. Si mangia tutte le parole che sai dire con gli occhi, con le mani, col sorriso.

Ci siamo raccontati di quanto sia rognoso farsi spazio fisico dentro limiti sempre nuovi e foderati di aculei. E di come, invece, quegli stessi limiti rendano lo spazio del tempo per sé infinitamente più morbido, dolce, goduto. Lì, è ogni minuto di un tramonto alla finestra, la testa su un cuscino. Qui, i risvegli oziosi, che ti accartocci un altro Po e fai finta che Torino non stia già entrando a gomitate dal balcone.

Dei nostri limiti non sa nessuno. Nemmeno noi due.
Tampoco è la seconda parola della mia lista. È tanto ed è poco al tempo stesso. Quindi nulla.

TAMPOCO                          NEMMENO

Nadie lo sabe                       Non lo sa nessuno
nadie                                      nessuno

ni el río                                  né il fiume
ni la calle                              né la strada
ni el tiempo                          né il tempo

ni el espía                             né la spia
ni el poder                            né il potere
ni el mendigo                       né il mendicante

ni el juez                               né il giudice
ni el labriego                        né il villico
ni el papa                              né il papa

nadie lo sabe                        non lo sa nessuno
nadie                                     nessuno

yo tampoco                          nemmeno io

Mario Benedetti, Tampoco, da Remontar la noche (Inventario tres, Colección Visor de Poesía, la traduzione è mia)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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