Due

Oggi ho lavorato a un saggio brutto sull’amore per la lettura (anzi, non si pubblica mai niente di brutto, quindi il saggio in questione è brutto solo per me) e a completare i pezzi che gli mancavano mi ha aiutato un non-saggio molto bello, all’inizio del quale l’autore racconta di una sola parola che l’ha incatenato per sempre alla lettura; una parola nemmeno letta in un libro ma sentita leggere alla radio in un programma per ragazzi: brughiera.*

Ci sono parole che racchiudono e schiudono ogni possibilità di noi, se pronunciate nel momento giusto.

Avevo imparato a leggere e scrivere da poco e una sera mio padre mi chiese se sapessi cosa fosse il firmamento. Ancora adesso, che pronuncio a voce alta, altissima tutto ciò che è importante, la parola firmamento per me sa di  nascita, mistero, viaggio, scoperta, bagliore. E sa di lui, che questo dieci maggio avrebbe compiuto 77 anni.

* Il libro è “I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?” di Giovanni Tesio, Interlinea. Il professor Tesio sarà presente al Salone del Libro di Torino.

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Una volta c’è stato uno che mi ha chiesto se fossi sicura di avere delle belle gambe (questa foto e questa frase faranno molto ridere mia madre). Non ho nulla di mio, è tutta eredità.

Il dieci maggio è anche il giorno di due. Due che per me sono ancora così due che non possono essere che questa poesia:

DUE
(Pierluigi Cappello, da Dedica a chi sa, in “Azzurro elementare”)

Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come in un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.

DOS
Dejo la habitación igual que estaba cuando estaba en tus ojos
encontrarte es el sabor que retengo en el sorbo del café.

Entre el placer y lo que del placer queda
mi cuerpo está como en un lugar donde se llora
porque no hay nadie.

Un día septiembre era límpido y ventoso
el silencio enmudecía, la tierra volvía al cielo.

(la traduzione è mia. e dei miei nonni che oggi, ancora dieci maggio, sono sposati da 75 anni. e di me e di te, che riusciamo ad ammutolire perfino il silenzio, e non è poesia. ma è soprattutto per chi la poesia me l’ha un po’ regalata, possibilità come un firmamento, tradurre)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola dell'Università di Salamanca a Torino. Da Salamanca vengo e, prima ancora, da Padova.
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