Ogni cacchio di lacrima una ruga, un capello bianco

C’è un gioco che mi piace fare quando tutto funziona: riuscire ad aprire il dizionario di carta, mentre traduco, nel punto più vicino alla parola che cerco.
E c’è un gioco che faccio quando niente ha funzionato: apro i Sillabari di Parise a caso, curiosa di vedere se esce il racconto più rappresentativo del mio stato d’animo del momento.

Dal 4 gennaio scorso, il giorno in cui un cortocircuito ha provocato l’incendio che sto tentando di spegnere, tengo un diario. Lo scrivo a mano, anzi, a mani, perché le pagine più belle in realtà me le scrivono gli amici, aiutandomi ogni giorno a soffocare un po’ di fiamme. Vada come vada, alla fine queste parole di carta vedranno la luce sopra un cumulo di cenere.
Al diario, mia madre appiccica le foto: me le regala per scongiurare impossibili vuoti di memoria, senza ricordare, lei, che i traduttori sono elefanti.

Oggi tocca il secondo gioco, perché niente riesce a convincermi che insistere ancora sia tempo perso, sia una ruga, un capello bianco, una chiazza rossa sul viso, sul collo, a ogni cacchio di lacrima.
(come fai a non accorgertene)

Contro il muro graffiante dei nonni, dieci anni, forse.

Contro il muro graffiante dei nonni, dieci anni, forse. Nessun altro luogo. Inniò.

“Un giorno di febbraio (alla fine), sotto una pensilina (oh! una piccola pensilina, la solita) un uomo e una donna, in quel momento molto più giovani di quanto avrebbero dovuto essere, parlavano. L’uomo era calvo e la donna come gonfia, ma non era incinta.
Disse la donna: ‘Fatto sta che non abbiamo più niente da dirci’.
L’uomo pensò che una frase simile era stata detta nel mondo miliardi di volte, senza riuscire mai veramente e totalmente banale, anzi, quelle parole gli strinsero il cuore”.
PAZIENZA, PRIMAVERA

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Il nonno Resio sotto la camelia, appena fuori dall’orto. La bici, la Bianchi. La canottiera ad agosto così, come me.

“‘Hai fatto un voto?’.
‘Sì’, disse il bambino.
‘A chi?’.
‘A Sant’Antonio di Padova’ rispose il bambino.
‘Sant’Antonio di Padova è un santo buono’ disse la donnetta. ‘Io sono devota di san Francesco d’Assisi ma so che sant’Antonio di Padova è un santo tanto buono'”.
BONTÀ

 

Pisa, forse Pasqua. Viaggiavamo in decappottabile, che mia madre odiava, e coi cani a guinzaglio. Alla fine hanno preso il mal di gola, mia madre e i cani, e lei qui ha tagliato via la torre

“Udì il marito nel bagno che si spruzzava di profumo e non le piacque né il soffio dello spruzzatore, né il profumo, né che il marito si profumasse. Non le piacque nemmeno l’idea di avere un marito e due figli e soprattutto non le piacque di avere quel marito”.
DONNA

 

Lei odia anche la neve ed è fortemente urbana. Io amo il rosso. Sui vestiti, sui tori, sulle pareti di Salamanca e nelle vene.

Lei odia anche la neve ed è fortemente urbana.
Io amo il rosso. Sui vestiti, sui tori, sulle pareti di Salamanca e dentro le vene. Rosso emoglobina.

“Ci fu una lunga pausa, poi, con l’impressione di avere molte cose da dirsi, si salutarono. ‘Forse è un po’ pazza, o soltanto stupida’ si disse l’uomo ma senza volerlo continuò a pensare a lei, quella notte la sognò come la ricordava, vestita da tirolese, con occhi di porcellana tra le lunghe ciglia nere coperte di neve, completamente immobile e sorridente”.
CUORE

 

Sulla terrazza di Canove, di spalle all'altipiano. Diciannove anni, forse. Gli rubavo i cappelli, gli orologi, le stilografiche, il tempo.

Sulla terrazza di Canove, di spalle all’altipiano, Natale. Diciannove anni, forse. Gli rubavo i cappelli, gli orologi, le stilografiche, il tempo.

“Aveva diciannove anni, non parlava quasi mai, si muoveva e camminava in fretta con confusione e grazia, spesso aveva fame, sete e sonno. Insieme non avevano molti soldi, anzi pochi, ma erano molto felici e molto infelici come succede a quell’età”.
ESTATE

(I giovedì tento di imparare, con Angela Rastelli, Marco Peano e Einaudi, come fare un’antologia*. I miei Sillabari di Goffredo Parise, l’antologia migliore che conosco, sono di Adelphi. Al chiaro delle otto di sera, patate in purè, gorgonzola e noci sul pane caldo, cibarsi lenisce. Ciao, mamma)

*Sul famoso diario di carta, il giorno che ho iniziato il corso la mia amica Stefania ha scritto: “Mai un corso su come farsi la manicura rotonda, eh, vecia?”.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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