Confessioni da tradurre

Sera da uova e asparagi.
Nel piatto, gli stessi piccolissimi accenni di primavera che sento nel corpo; non so se dentro (questo davvero non lo so), sí certamente fuori: un’unghia cresce; la schiena, non  più un cartoccio, si ammorbidisce di carne e distensione. Poi, un guardare più luminoso, un passo nuovamente imprendibile. E mi si può toccare, con garbo, e non fa più male.

Sera che diviene sera mentre cerco una parola che non trovo, una sola: nascosta o dispersa, lei scombina un’intera cartella. Quando ci si incarnisce così, come semini di sesamo tra i denti, è meglio immaginare di chiedere a lui di ficcarti le mani in bocca, a pulirti il sorriso. E tu, nel frattempo, chiudi gli occhi e ti ficchi nel libro di un altro (quel libro che sei uscita a comprare di corsa stamattina appena hanno aperto, coi piedi scalzi dentro gli stivaletti di cuoio, un male bestia al dito con due unghie).

Questo libro:

“Io mi ricordo quando mi ha detto, dovevo avere quattro anni, ‘noi siamo ebrei’. Gli ho chiesto cosa voleva dire e lui mi ha fatto un discorso che non ho capito e ho collegato la parola ebrei con la parola libri e ancora adesso esiste per me un rapporto falsamente etimologico tra libro ed ebreo, direi falsamente etimologico”.

È Primo Levi.
Racconta com’era suo padre a Giovanni Tesio (“Io che vi parlo”, Einaudi).
Anzi, gli racconta molte cose in tre incontri, tra il 12 gennaio del 1987 e l’8 febbraio dell’anno dopo: un tempo cortissimo e pregno “più dei fatti e delle persone che dei problemi”, spiega Tesio. “Te l’avevo detto fin dal principio, sono confessioni da tradurre”, dice Levi. E qui rimbalzo io, con la mia bocca piena di semi. Rimbalzo sul ricordo della faccia di mio padre quando gli ho detto “tu sei ebreo, buona parte di questo tuo paese è ebreo, anzi, marrano”.
Ha borbottato una negazione che non ho capito, mentre io continuavo a collegare ebrei e libri, quelli di Riccardo Calimani, soprattutto, dentro i quali avevo trovato il filo che univa i marrani di Spagna a metà del mio sangue. E dentro una conversazione di Ferdinando Camon con Primo Levi, che precede questa di Tesio ma senza sfiorare certi ventricoli del cuore

Le ultime pagine per stanotte, il sorriso già pulito dalle tue mani meticolose.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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