…come piangono i bambini dell’ultimo banco

(en español, más abajo)

Voglio piangere perché ho voglia di piangere
come piangono i bambini dell’ultimo banco,
perché io non sono un uomo, né un poeta, né una foglia,
sí sono un polso ferito però, che sonda le cose dall’altra parte.

Voglio piangere mentre dico il mio nome,
rosa bambino e abete lungo la riva di questo lago,
per dire la mia verità di uomo di sangue
uccidendo in me la burla e l’incanto del vocabolo.

Federico García Lorca: “Poema doble del lago Eden”. (Poeta en Nueva York). La traduzione è mia.

Ci ho pensato, e a lungo, con gli amici, sola, e in un principio eravamo d’accordo nell’ibernare il blog, non scriverci più ma lasciarlo online, e che passasse il tempo, e le cose e magari anche le persone e riprenderlo quando la fiducia fosse tornata.

Non è possibile. No la xe più so mare bona. Gato escaldao del agua fría huye. Queste pagine non torneranno, non tornerebbero mai più a essere le stesse, perché io non sono più la stessa, quindi perché raccontarcela. Soprattutto da oggi.

Quando certe invasioni si fanno stanziali l’egoismo è lo strazio più grande, e chi vuole soltanto il tuo bene ed essere un cameo nella tua vita finisce per succhiarti il midollo e non ti accorgi che, con falsa gentilezza, ti ha già spezzato la spina dorsale. No, allora. Il tempo di raccogliere alcuni testi a cui tengo, alcune foto che non voglio perdere e poi clic, provvidenziale interruttore del buio per sempre.

E con chi quel bene lo voleva sul serio, beh, se ci sarà tempo, se rimarrà tempo, un altro luogo lo troveremo.
Grazie per le bellissime mails di questi giorni, che mai mi sarei aspettata; grazie per i commenti, altrettanto belli, che non ho potuto rendere pubblici.
E un ultimo suggerimento di lettura: “Ruggine”, di Anna Luisa Pignatelli, per Fazi. Ne ho scritto qui. E poi leggete La Celestina, di Fernando de Rojas, e vedrete come la cattiveria non retrocede, ma l’arte, grazie agli dei, nemmeno.

***********
Había pensado en dejar online este blog, sin escribir en él, pero a partir de hoy los acontecimientos me lo impiden. Me tomaré justo el tiempo de recuperar algunos textos a los que tengo especial cariño y luego apagaré definitivamente la luz. Nada ya podría ser igual, yo misma ya no soy la misma.
Si algún día el tiempo nos dejará tiempo, nos volveremos a encontrar en otro lugar, con palabras iguales.
De momento, los dioses dicen Lorca (cuánto daño puede hacer el egoísmo de un capricho).

Quiero llorar porque me da la gana
como lloran los niños del último banco,
porque yo no soy un hombre, ni un poeta, ni una hoja,
pero sí un pulso herido que sonda las cosas del otro lado.
Quiero llorar diciendo mi nombre,
rosa, niño y abeto a la orilla de este lago,
para decir mi verdad de hombre de sangre
matando en mí la burla y la sugestión del vocablo.
(…)

Federico García Lorca: “Poema doble del lago Eden”. (Poeta en Nueva York)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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2 risposte a …come piangono i bambini dell’ultimo banco

  1. Lia ha detto:

    A volte bisogna andare, chiudere la porta e gettare la chiave. Ci saranno altre porte e altre chiavi. E tu sei tu, e questo nessuno può togliertelo. Ciao, Monica.

  2. annacheru ha detto:

    Quel clic dell’interruttore potrà spegnere la lampadina che fa leggere queste pagine, ma non queste pagine, né tantissime altre che scriverai, con ancora più forza e più piacere. Perché a volte, per chi ha coraggio come credo tu ne abbia, ciò che sembra impossibile invece è possibile, e dopo, che gioia che arriva! Ciao Monica, a me hai fatto comunque tanto bene.

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