La stalker che ha l’età di mia madre

Si chiama Nicoletta, ha quasi l’età di mia madre, ha marito, figlio, nipote, vive in Liguria ed è la causa per cui questo blog sarà probabilmente costretto a chiudere i battenti e gettare nel Po la chiave. Per sfinimento.

Di professione, Nicoletta, fa l’allegra stalker, travestita da dama della Caritas. Una storia lunga di anni, che ho cercato con gentilezza di tenere a bada, rintuzzare, separando delicatamente il suo binario dal mio quando ho visto l’ interesse per me tramutarsi in ossessione. In un mondo senza più registri è moneta corrente, però, che la cortesia venga presa come diritto a procedere, a sfondare le sconosciute vite degli altri per imporre la propria, senza tener conto di legami familiari, affetti, amori, dolori, circostanze. Avanti sempre, a bulldozer, e chissenefrega, internet è libertà di tutto.

Nicoletta, poi, mi si è presentata in casa a sorpresa dopo Natale, anche se è stata bloccata in portineria. La polizia mi ha spiegato come è riuscita a localizzarmi. Non puoi fotografare una biscottiera sull’orlo della finestra di casa tua se dall’altra parte del vetro si vede un portico e dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno che vuole sapere dove si trova esattamente quel portico per farti del male a domicilio con la scusa dell’ammirazione. Non puoi fotografare quella biscottiera per tua madre, che sta a 500 chilometri, per Nic, a settemila, per Palmiro, a oltre mille, come modo per dire dentro questi biscotti ci sono i miei pensieri per voi, siamo insieme anche se lontani. Non puoi farlo se un giorno inizia a leggerti una Nicoletta, una con una famiglia sua di cui occuparsi, con una vita risolta, comoda e forse proprio per questo evidentemente insufficiente a scacciare la noia. E allora si pescano vite altrui nel web da rivivere o governare, avventatamente, credendo di aver capito; ci si sente moderni e svegli, furbi, tutto vale, tutto sembra essere a disposizione.

Potrei scrivere le solite considerazioni laconiche sulla solitudine della gente, e la pena del cuore, e le alternative, e l’aiuto da prestare, e il com-patire. Invece no. Perché ho capito, dopo aver osservato e patito questa situazione per anni, che in fondo a storie così c’è spesso soltanto un’enorme dose di egoismo e di fannullaggine, che dietro a queste Nicolette e alle loro ossessioni molte volte c’è un uomo che ha detto “mettiti comoda, mi occupo io di tutto”, lasciando loro libere di dilagare, fagocitare, piallare, risucchiare, far terra bruciata ovunque. Lucidissime nella loro esigenza di essere sempre il centro dell’attenzione (“vorrei presenziare all’inaugurazione della tua scuola”, mi ha scritto nel biglietto che è riuscita a lasciare in portineria. Come se lei fosse mia madre, come se fosse Nic o Palmiro o il vicerettore dell’università. Senza nemmeno considerare che l’inaugurazione di una scuola è, tra l’altro, un atto riservato agli addetti ai lavori e agli intimi, ed è anche una faccenda estremamente costosa. Lei, come se fosse famiglia mia, perché così ha deciso il diritto internettiano nella sua testa).

Sì, potrei scrivere pagine strazianti sulla solitudine della gente in generale e su quella che dalla vita ha avuto tutto e che purtroppo non ha saputo cosa farsene. Invece no, dico un paio di cose soltanto: che questo blog, così come i social,  a me servono fondamentalmente per lavorare, per campare, con onestà e rispetto; e che da quando hai violato perfino il mio domicilio, Nicoletta, non mi sento più libera di scrivere, di fotografare, nemmeno di guardare dalla finestra. E che questa volta mi hai rotto i coglioni, li hai rotti a me, a mia mamma, che era qui il giorno in cui hai avuto la brillante idea di farti un viaggetto  per tentare di entrarmi in casa; mia madre che ha visto il mio sgomento, la rabbia, l’impotenza, la stanchezza, l’incredulità, il senso atroce di aver perso ogni parcella di intimità; li hai rotti ai miei nipoti, ai miei affetti di ogni genere e grado.

Che triste l’alternativa tra chiudere il blog e twitter oppure denunciare una madre dell’età di mia madre solo per vedere finalmente dissolversi, almeno da queste righe,l’ossessione.

Porco tutto, cosa ne sai delle lotte degli altri, delle mie. Del tempo perso. Del tempo.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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