Invisibile e libera

“- Sono invisibile e libera! Sono invisibile e libera!…- Dopo aver volato per un po’ sopra il suo vicolo, Margherita capitò sopra un altro che tagliava il primo ad angolo retto. In un attimo percorse questo vicolo rappezzato, rammendato, storto e lungo, con la porta sghemba della bottega dove vendono il petrolio a quartini e liquido insetticida in bottigliette, e a quel punto realizzò che, pur essendo perfettamente libera e invisibile, doveva però essere un po’ giudiziosa anche nel piacere.”

Michail Bulgakov, “Il maestro e Margherita”, traduzione di Vera Dridso, Einaudi

È impossibile, in questa città, resistere ai libri degli altri; sono lunghi tappeti sotto i portici, tutti i giorni, certe domeniche di più, e poi gli angoli, i viali e perfino i vicoli rappezzati.
La mia edizione -la settima ristampa, negli “Struzzi”, del 1981- di Margherita e del suo maestro è appartenuta a qualcuno che (forse) amava Epicuro.

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Gli ho sovrapposto la mia emme decisa da tipografo comprata al Gran Balon (che è un posto che non mi piace, che mi mette tristezza, che è come aver vuotato la casa dei nonni in strada, su una coperta). E poi vivo, splendo, faccio in modo che niente mi affligga troppo e leggo o rileggo tanta roba russa per colpa della scuola elementare che ho frequentato a novembre.

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Libera e invisibile come Margherita mentre vola, oggi, con l’ultimo taglio e ritaglio di luce avevo voglia di una foto un po’ Blixen in Africa, per mia madre. E allora tripode e macchina fotografica, che non so più usare. Mamma, loro crescono e si arricciano, io li taglio imperterrita e diffidente. Giudiziosa, un po’, anche nel piacere.

Poi ho fatto merenda alle sei, in una giornata spagnola dagli orari senza mai sera, spargendo con pazienza di miniatore lo zucchero a velo sui canestrelli, che se sono di quelli buoni va fatto così, lo zucchero si mette solo quando stai per mangiarli.

“Come y bebe fuerte, y enséñale los cojones a la muerte”, diceva la nonna Luisa, a Salamanca. Me l’ha ricordato Alberto oggi. E tra un po’ è ora di cena.

(mangia e bevi forte e mostra le palle alla morte)

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola dell'Università di Salamanca a Torino. Da Salamanca vengo e, prima ancora, da Padova.
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