192

(en español más abajo)

Erano 192, a Madrid, quella primavera.
E due giorni dopo anche noi milioni per le strade.
Non c’erano però 45 capi di Stato “tra la gente, in piazza” (non ce ne facevamo niente degli amici del trio delle Azzorre, sia detto; così come non servivano al dolore di Parigi, della Francia).
Le vittime, pendolari anziché celebri vignettisti.

Si incacchiano alcuni giornalisti alle parole del Papa sul pugno a chi ci offende la madre.
Chissà che tipo di libertà era quella che morì tra le lamiere della metro, così poco insistentemente rivendicata  dalla stampa estera, italiana compresa. Una libertà senz’altro minore rispetto a quella di espressione. E così da una settimana mi rimesta la pancia il pensiero che, nella tragedia, esistano morti più fortunati di altri: quelli di cui si continuerà a parlare, a  rivendicarli perché guidano da un altro mondo la mano sulla culla dei mezzi di comunicazione, beneficiandoli in qualche modo tutti.

Due articoli, imprescindibili e definitivi, incarnano pienamente i miei pensieri su questi giorni: “Il secondo comandamento”, di Raffaele Alberto Ventura, da “Le parole e le cose” e “La civiltà da salvare”, di Nicola Melloni, su “Esseblog”. Vicini al Papa, in fondo.

Poi non leggerò nient’altro.

In memoria dei 192 di Atocha rivendico (sì, anch’io) il diritto a non lasciarmi fagocitare dai 12 di Charlie Hebdo.

*******

Eran 192, en Madrid, esa primavera.
Y nosotros también millones dos días después, en la calle.
Sin embargo no había 45 jefes de Estado “entre la gente, en la plaza” (ni falta que nos hacían los amiguetes del trío de las Azores, así como no eran necesarios entre el dolor de París y de Francia).
Las víctimas, anónimos trabajadores que se desplazaban diariamente en esos trenes, en lugar de célebres dibujantes de viñetas.

Se han mosqueado, aquí, algunos periodistas, por las palabras del papa sobre el puñetazo a quien ofende a la madre de uno.
A saber qué tipo de libertad era la que murió entre las chapas de hierro del metro, que entonces fue tan poco insistentemente reivindicada por la prensa extranjera, incluida la italiana. Una libertad sin duda menor, comparada con la de expresión. Así desde hace una semana me revuelve las tripas pensar que existen, en estas tragedias, algunos muertos más afortunados que otros: son los que seguirán siendo objeto de atención porque guían, desde otro mundo, la mano que mece la cuna de los medios de comunicación, beneficiándolos a todos, de alguna manera.

No voy a leer nada más sobre los días de París.

En memoria de los 192 de Atocha reivindico (yo también, sí) mi derecho a no dejarme devorar por los 12 de CharlieHebdo.

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Informazioni su monicarbedana

Sono un traduttore e dirigo la scuola ELE USAL di Torino. Vengo da Salamanca e, prima ancora, da Padova.
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Una risposta a 192

  1. Lucy ha detto:

    Ben detto ! finalmente, dopo tanta retorica “pelosa, c’e’ voluto il Papa per dire due parole di buon senso.

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